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domenica, 07 gennaio 2007
 

"hai una moneta?"

(un racconto che ho scritto qualche anno fa)

"Ehi bella ragazza!"
Sono davanti alla vetrina dell'edicola di via Zamboni che guardo le copertine dei giornali e lo schermo piatto di "videoedicola" che presenta le ultime novità, mangiando un trancio di pizza perchè a pranzo ho mangiato solo la frutta e alle quattro del pomeriggio, ovviamente, mi viene fame.
"Ehi bella ragazza!"
Mi giro cercando di deglutire in fretta e vedo un ragazzo, con un cappello in mano e il tipico abbigliamento e atteggiamento di chi vive per la strada, pantaloni logori, capelli rasta, piercing un po' ovunque, cane al seguito.
"Avresti un po' di monete da darmi per una busta di cocaina?"
A me viene da ridere, so che non dovrei ma è buffo che un tossico di fermi per la strada e ti chieda qualche moneta e dica esplicitamente che è per drogarsi. Forse è proprio questa sua schiettezza disarmante che prendo il portafoglio dalla borsa e gli do tutte le monetine che ho. Non è granchè. A posteriori avrei fatto meglio a dirgli "guarda, piuttosto ti offro una pizza, ma darti i soldi per farti non è una gran bella cosa"; certo con 25-30 cent non si compra una dose di cocaina... ma comunque...
Mentre cerco le monete lui guarda lo schermo della videoedicola e vede la copertina di una rivista di moda che ritrae due donne sedute su un marciapiede con gambe nude chilometriche... fa un fischio e un verso che mi sembra inorridito. Gli chiedo "cosa c'è?" lui spiega che gli piacevano le gambe delle due modelle, poi fa una specie di inchino e squadra le mie gambe dalle caviglie all'inguine "anche le tue non sono niente male". Arrossisco e rido. Gli metto le monete nel cappello che mi sta allungando.
"Il tuo nome me lo regali?" dice. Ci diamo la mano e ci presentiamo. Si chiama Ariès o qualcosa del genere, viene dalla Spagna, dalle Canarie esattamente. "Non sono spagnolo, sono canaro, che è molto meglio!", fischia al cane e si allontana. Mi saluta con la mano. "Ciao Ana!"


2 giorni dopo

"Ehilà ciao!" Sto camminando veloce perchè sono in ritardo (come al solito) e sento qualcuno che mi sfiora il braccio. E' di nuovo quel ragazzo spagnolo (anzi, canaro, come dice lui)! "Sono di fretta, mi spiace, devo scappare, ma ci rivediamo qui in giro eh?" gli dico correndo via. "Ti aspetterò!" grida. Il cane abbaia, come a ribadire il concetto...

2 mesi dopo

Ariès passa a casa mia oggi pomeriggio, mi ha promesso che sarà puntuale (di solito non lo è per niente, viene sempre all'ora che gli pare, io gli ho detto che oggi è importante che sia puntuale sennò lo devo mandare via, speriamo...): viene a farsi una doccia, gliel'ho promesso; le mie coinquiline non ci sono, per questo lo faccio venire. Guai se sapessero, inorridirebbero. Ma poi io lavo tutto, perciò di che hanno paura? Una doccia non si nega a nessuno... Ariès è sempre gentile, finora non ha mai fatto cazzate, certo non ho nemmeno permesso che ne facesse (ci siamo sempre visti in strade frequentate, sempre per poco tempo, sempre quando era allegro perchè aveva appena avuto la sua dose... non l'ho mai visto in astinenza, ma so che potrebbe succedere, ma non ci penso perchè ne ho paura... Vorrei non doverlo mai vedere in quello stato, è mio amico ormai...)
Suona il campanello nel suo modo strano, tre volte di seguito, poi un'altra scampanellata dopo pochi secondi. Quasi avesse paura di restare fuori.
Sale le scale, è tutto sudato per la corsa che ha fatto. Il cane l'ha lasciato legato fuori dal portone. Bravo Ariès, tu pensi a non dare troppo fastidio.

il giorno dopo, seduti su un gradino, per la strada

"Perchè non possiamo diventare amici?"
"Ma io e te siamo già amici, Ariès! Perchè dici questo?"
"Perchè tu non ti fidi ancora di me" dice guardandomi dritto negli occhi. Come fa a reggere lo sguardo così a lungo questo ragazzo, non ho mai visto nessuno che resti a guardarti così tanto senza scomporsi!...
Tiro un lungo sospiro.
"Posso essere sincera fino in fondo con te?" gli chiedo, lui annuisce un po' triste... "Io mi fido di te, Ariès. Sei mio amico. Mi fido di Ariès perchè è mio amico. Ma non mi fido di Ariès quando è drogato. Ma non è colpa di Ariès. E' colpa della droga. Un giorno avrai bisogno di soldi, e verrai da me, arrabbiato, a chiederne, oppure me li ruberai, o farai qualcos'altro di brutto... Senza volerlo. Sarà la crisi a farti fare quelle cose. Ora sei mio amico, finchè hai la tua dose. Ma un giorno non starai più così bene e non ti ricorderai nemmeno più che eravamo amici."
Mi guarda di nuovo negli occhi e sorride. Io lo guardo senza cambiare espressione, voglio che capisca che parlo seriamente. Torna serio anche lui. Chiude gli occhi e poi guarda il cielo.
Si alza e comincia a camminare senza voltarsi verso di me, senza dire una parola, il cane dietro di lui. Penso che non lo vedrò mai più.

mesi dopo

Ariès è tornato! Sono mesi che non lo incontro. Poi un giorno suona il campanello in quel modo inconfondibile e me lo ritrovo davanti, mi racconta del suo lungo viaggio (è tornato a casa, poi è stato in Francia, poi in Germania e alla fine con l'autostop è tornato in Italia) e mi chiede di poter fare una doccia e magari mangiare qualcosa, sono due giorni che non tocca cibo.
Poi mi porge un regalo, una treccia di lana sottile, lunga qualche metro, di una lana colorata ma di vari colori indefinibili, lana sporca e consumata, che sembra stata alle intemperie e che il suo cane deve aver masticato in alcuni punti. Insomma una cosa un po' sgradevole a vedersi. "Ogni giorno mentre ero in viaggio intrecciavo un po' i fili. Ora che sono tornato ti ho portato questi fili intrecciati, sono stati il mio viaggio, il mio pensiero per te, la mia preghiera. Così ti ricorderai sempre di me." Dice questo ridendo, come quando mi ha chiesto, il primo giorno che ci siamo conosciuti, "il tuo nome me lo regali?".
"Perchè me lo regali, dove stai andando? Non ti rivedrò più?" chiedo preoccupata. "Mi rivedrai ogni volta che vorrai." Sorride. Chissà che vuol dire...

postato da panetulipani | 23:19 | commenti
viaggi, racconti, persone


giovedì, 09 novembre 2006
 

languages & il mercato

in questi giorni pre-laurea (mancano pochi giorni ormai!!!!) è venuta a trovarmi Ma., una delle mie amiche tedesche (che ho conosciuto in erasmus) (accompagnata dal suo ragazzo) e stasera arriva anche C., una delle mie amiche spagnole!!! sono troppo contenta! :)
col fatto che il ragazzo di Ma. parla solo tedesco e inglese, non sto parlando molto spagnolo con lei, visto che vige la regola che si parla la lingua che tutti conoscono :)

il mio inglese il primo giorno era peggio di un bradipo addormentato in pieno letargo :) ora pian piano si è risvegliato e non vado neanche troppo male... però che fatica...!! niente, DEVO andare a ripassare l'inglese all'estero, non ne posso più di sentirmi un'imbecille ogni volta...  

stamattina siamo andati al mercato, io li ho aiutati a comprare alcuni souvenir per le loro famiglie (del parmigiano e del prosciutto di parma sottovuoto :)) e poi Ma. si è comprata delle calze colorate; a un certo stavo parlando mezzo inglese e mezzo spagnolo con lei, per tradurle quello che la venditrice mi stava dicendo... e poi ho parlato inglese anche con la venditrice! :) what a mess! :)))

comunque la mia città stamattina mi ha fatto un effetto diverso guardandola con occhi da turista... pensavo a che effetto poteva fare a loro (che tra l'altro vengono da Berlino) una città piccola come la mia... però con quel brulicare di persone, i banchi del mercato, il sole, il rumore della gente che parlava, mi sembrava più bella, più viva; c'era una bella atmosfera insomma; mi sono sentita orgogliosa e ho pensato che non aveva nulla da invidiare :)

panorama_small



venerdì, 13 ottobre 2006
 

per chi ha la pazienza e la voglia...

posto una mail che avevo mandato tanto tempo fa ai miei amici (si parla del dicembre 2005) e che racchiudeva un po' di cose importanti sull'erasmus che si era concluso da soli 6 mesi.
eccola qua:

per chi ha la pazienza e la voglia di leggersi uno "sfogo" e una riflessione nata così, da una semplice concatenazione di pensieri... solo per farvi un po' partecipe di quello che passa per questa mia bacata testolina, visto che a voce mi è sempre difficile farlo (perchè, come ben saprà chi mi conosce, sono piuttosto introversa e non parlo molto di me...)

(ho scritto ciò che segue inizialmente in spagnolo, è venuto così...)

ieri si è rotto il mio braccialetto di cotone azzurro (sapete quei braccialetti arcobaleno, quei "portafortuna brasiliani" che dicono abbiano significati diversi a seconda del colore? ecco, non che ci creda veramente, ma ora vi spiego...)
ieri si è rotto il mio braccialetto di cotone azzurro, quella che mi misi nell'agosto 2004 prima di partire per l'erasmus...  in quel braccialetto avevo messo tutti i miei sogni, le mie speranze e i miei desideri sul mio viaggio in spagna... pensavo "ogni giorno guarderò il mio braccialetto e lì avrò tutti i miei sogni" e non sapevo se si sarebbero realizzati o no... si è rotto mentre giocavo con la mia gatta, e di fatto è lei che l'ha rotto...
avevo pensato di mettermelo di nuovo, poi però ho pensato che forse c'è un motivo per cui si è rotto... quindi l'ho messa nel mio diario e stop.
non so... potrebbe voler dire che ormai è ora di "dimenticarsi" di malaga, di lasciare indietro una altro capitolo della mia vita? non so...
e sono passati solo 6 mesi da quando sono partita... è molto presto...
e ancora sono così forti i ricordi, le sensazioni, le emozioni... e ora capisco cosa mi diceva una mia amica che è andata in erasmus l'anno prima di me, il fatto che è un'esperienza incredibile e che ti lascia dentro qualcosa che non si può spiegare... io non riesco a spiegarmi perchè sento tutto questo... se è che mi è piaciuto molto in generale, se è che malaga era molto bella, se è che non ho mai avuto una vita "universitaria" così, che uscivo tutte le sere con i miei amici... non so, non riesco a spiegarmelo...

però il mio cuore è ancora là, a volte piangerei ricordando tutto quello che è stato, però non posso, perchè la gente penserebbe che è strano, che è esagerato... pero sì, il mio cuore è ancora là, piange in silenzio ed è ancora là, passeggiando per le strade di malaga, andando ai cuentacuentos il martedì all'harén, bevendo tè e infusioni di frutta nelle teterie, uscendo la sera con maria al pimpi e all' urbano, uscendo con montse a las garrafas e al paradise, sdraiandomi in spiaggia anche in gennaio, prendendo il sole fin da aprile, andando al centro culturale a vedere spettacoli che costano solo 1 euro e 50, vedendo film in casa con una bottiglia di nectar di fianco, cucinando la pizza per le cene con gli amici, facendo le crepes le domeniche mattina dopo una nottata un po' alcolica e la testa che scoppia, andando al mercato centrale a comprare frutta e verdura e passeggiando tra la gente con le sue borse della spesa e i carrettini con le ruote, prendendo l'autobus numero 20 per andare in facoltà, anche se anche nell'università di malaga mi sono sentita, come qui a bologna, un "bicho raro", una persona strana, solitaria, con pochi amici, però il mio cuore è ancora seduto nella caffetteria della facoltà, dove prendeva un panino campero vegetal (perchè costava meno del campero normal però lo facevano uguale) o un tè caldo al bancone, scambiando due battute con il barista che alla fine si ricordava pure di me... il mio cuore è ancora là che sale le scale del castello di gibralfaro, fino alla cima del monte, da dove si vedeva tutta malaga, il mare, la plaza de toros, il porto, i monte, le strade, la cattedrale, e persino il tetto di casa mia; il mio cuore è ancora nel negozio di tè che aveva scoperto kathrin, che guarda i bicchierini per il tè e le teiere tanto carine, comprando infusioni di frutta che tanto buone come quelle non so dove si possono trovare; è ancora seduto ai tavoli di casa aranda, che gusta quei churros con chocolate per 2 euro e 40, che non è poco perchè mangiavi davvero un sacco di churros, e la gente seduta lì era di malaga davvero, o perlomeno spagnola, non c'era un solo turista, neanche uno straccio di turista, solo tu e i malagueñi; è ancora là che gironzola per i vari bazar dove c'era di tutto per 80 cent, 1 euro, 1 euro e 20... che sembra una stronzata ma la qualità della vita dipende anche dal fatto che tu possa comprarti o no cose che costano poco...
è ancora nella sala della mia casa, dove con i miei coinquilini vedevamo film, giocavamo al parchìs e a backgammon, ridevamo insieme per delle cose stupidissime e rendevamo il nostro appartamento più confortevole e "nostro"...
per tutto ciò e per molto altro, sento il cuore pieno di nostalgia...

e non è, come si potrebbe pensare, perchè quello che ho ora non mi soddisfa, non mi dà felicità, tutto il contrario: sono molto felice e non potrei volere di più!!!... vado ad alti e bassi, ovviamente, come tutti, però ho anche molto, ho una persona che mi ama davvero, i miei genitori mi vogliono bene, ho alcuni amici (pochi, però "alcuni") che mi vogliono bene, sono molto fortunata perchè ho la possibilità di studiare e di avere abbastanza soldi per farlo, posso coltivare le mie passioni senza problemi... insomma: SONO UNA PERSONA FELICE!!!
però non è facile (e probabilmente non c'è motivo per cui debba farlo...) dimenticare tutto quello che malaga ha rappresentato per me...

potete comprendermi?

postato da panetulipani | 16:58 | commenti (2)
viaggi, riflessioni, diario, persone, españa
 

sfumature

ieri serata delirante con 2 ragazze erasmus arrivate da 2 settimane, una della repubblica ceca e l'altra del venezuela. lingua ufficiale italiano, ma visto che loro sono qui da pochissimo e parlano benissimo l'una inglese e l'altra spagnolo, e visto che nel gruppetto c'erano anche 2 ragazzi italiani che non parlano nessuna di queste 2 lingue, quello che ne veniva fuori era, come hanno detto giustamente loro, una specie di ESPERANTO

un'espressione bellissima che è stata coniata ieri sera da una delle ragazze (la ceca) è stata: "sono una festa-persona" :)) mi è piaciuto troppo il concetto di "festa-persona", che voleva significare "una persona a cui piace fare festa" :))

mi sono ricordata del clima internazionale che si creava quando ero in erasmus, soprattutto all'inizio, quando nessuno sa bene come dire le cose ma trova il modo per dirle, in qualche lingua o con un misto di lingue!
un po' di nostalgia viene eh...

I giorni scorrono veloci
più di quanto potessi desiderare
le notti sono assai più brevi
di quanto potessi temere
mi mancano già questi luoghi
mi mancano già i vostri nomi
(...)
Impercettibili sfumature
così difficili da dimenticare
così decise da trasformare
sorrisi in lacrime...
Impercettibili sfumature
così decise da trasformare
cieli grigi in giornate di sole
il coraggio in mille paure...
(...)
Attimi irripetibili
tutto finisce lo so
ma non voglio partire, no
ancora no, ancora no
ancora no, ancora no,
ancora no…
(sfumature - 99 posse)

 

viaggiare

viaggiare è una forma del vivere con grande pienezza ed intensità, una medicina per lo spirito, una ricerca per tendere nuovi ponti di comprensione e complicità, per saziare la mia enorme curiosità!
aprirsi, lasciarsi sorprendere da altri modi di essere, vivere situazioni che commuovono, sfide dal punto di vista dell'emozione.
(luis sepúlveda)
postato da panetulipani | 14:37 | commenti
citazioni, viaggi, riflessioni