(un racconto che ho scritto qualche anno fa)
"Ehi bella ragazza!"
Sono davanti alla vetrina dell'edicola di via Zamboni che guardo le copertine dei giornali e lo schermo piatto di "videoedicola" che presenta le ultime novità, mangiando un trancio di pizza perchè a pranzo ho mangiato solo la frutta e alle quattro del pomeriggio, ovviamente, mi viene fame.
"Ehi bella ragazza!"
Mi giro cercando di deglutire in fretta e vedo un ragazzo, con un cappello in mano e il tipico abbigliamento e atteggiamento di chi vive per la strada, pantaloni logori, capelli rasta, piercing un po' ovunque, cane al seguito.
"Avresti un po' di monete da darmi per una busta di cocaina?"
A me viene da ridere, so che non dovrei ma è buffo che un tossico di fermi per la strada e ti chieda qualche moneta e dica esplicitamente che è per drogarsi. Forse è proprio questa sua schiettezza disarmante che prendo il portafoglio dalla borsa e gli do tutte le monetine che ho. Non è granchè. A posteriori avrei fatto meglio a dirgli "guarda, piuttosto ti offro una pizza, ma darti i soldi per farti non è una gran bella cosa"; certo con 25-30 cent non si compra una dose di cocaina... ma comunque...
Mentre cerco le monete lui guarda lo schermo della videoedicola e vede la copertina di una rivista di moda che ritrae due donne sedute su un marciapiede con gambe nude chilometriche... fa un fischio e un verso che mi sembra inorridito. Gli chiedo "cosa c'è?" lui spiega che gli piacevano le gambe delle due modelle, poi fa una specie di inchino e squadra le mie gambe dalle caviglie all'inguine "anche le tue non sono niente male". Arrossisco e rido. Gli metto le monete nel cappello che mi sta allungando.
"Il tuo nome me lo regali?" dice. Ci diamo la mano e ci presentiamo. Si chiama Ariès o qualcosa del genere, viene dalla Spagna, dalle Canarie esattamente. "Non sono spagnolo, sono canaro, che è molto meglio!", fischia al cane e si allontana. Mi saluta con la mano. "Ciao Ana!"
2 giorni dopo
"Ehilà ciao!" Sto camminando veloce perchè sono in ritardo (come al solito) e sento qualcuno che mi sfiora il braccio. E' di nuovo quel ragazzo spagnolo (anzi, canaro, come dice lui)! "Sono di fretta, mi spiace, devo scappare, ma ci rivediamo qui in giro eh?" gli dico correndo via. "Ti aspetterò!" grida. Il cane abbaia, come a ribadire il concetto...
2 mesi dopo
Ariès passa a casa mia oggi pomeriggio, mi ha promesso che sarà puntuale (di solito non lo è per niente, viene sempre all'ora che gli pare, io gli ho detto che oggi è importante che sia puntuale sennò lo devo mandare via, speriamo...): viene a farsi una doccia, gliel'ho promesso; le mie coinquiline non ci sono, per questo lo faccio venire. Guai se sapessero, inorridirebbero. Ma poi io lavo tutto, perciò di che hanno paura? Una doccia non si nega a nessuno... Ariès è sempre gentile, finora non ha mai fatto cazzate, certo non ho nemmeno permesso che ne facesse (ci siamo sempre visti in strade frequentate, sempre per poco tempo, sempre quando era allegro perchè aveva appena avuto la sua dose... non l'ho mai visto in astinenza, ma so che potrebbe succedere, ma non ci penso perchè ne ho paura... Vorrei non doverlo mai vedere in quello stato, è mio amico ormai...)
Suona il campanello nel suo modo strano, tre volte di seguito, poi un'altra scampanellata dopo pochi secondi. Quasi avesse paura di restare fuori.
Sale le scale, è tutto sudato per la corsa che ha fatto. Il cane l'ha lasciato legato fuori dal portone. Bravo Ariès, tu pensi a non dare troppo fastidio.
il giorno dopo, seduti su un gradino, per la strada
"Perchè non possiamo diventare amici?"
"Ma io e te siamo già amici, Ariès! Perchè dici questo?"
"Perchè tu non ti fidi ancora di me" dice guardandomi dritto negli occhi. Come fa a reggere lo sguardo così a lungo questo ragazzo, non ho mai visto nessuno che resti a guardarti così tanto senza scomporsi!...
Tiro un lungo sospiro.
"Posso essere sincera fino in fondo con te?" gli chiedo, lui annuisce un po' triste... "Io mi fido di te, Ariès. Sei mio amico. Mi fido di Ariès perchè è mio amico. Ma non mi fido di Ariès quando è drogato. Ma non è colpa di Ariès. E' colpa della droga. Un giorno avrai bisogno di soldi, e verrai da me, arrabbiato, a chiederne, oppure me li ruberai, o farai qualcos'altro di brutto... Senza volerlo. Sarà la crisi a farti fare quelle cose. Ora sei mio amico, finchè hai la tua dose. Ma un giorno non starai più così bene e non ti ricorderai nemmeno più che eravamo amici."
Mi guarda di nuovo negli occhi e sorride. Io lo guardo senza cambiare espressione, voglio che capisca che parlo seriamente. Torna serio anche lui. Chiude gli occhi e poi guarda il cielo.
Si alza e comincia a camminare senza voltarsi verso di me, senza dire una parola, il cane dietro di lui. Penso che non lo vedrò mai più.
mesi dopo
Ariès è tornato! Sono mesi che non lo incontro. Poi un giorno suona il campanello in quel modo inconfondibile e me lo ritrovo davanti, mi racconta del suo lungo viaggio (è tornato a casa, poi è stato in Francia, poi in Germania e alla fine con l'autostop è tornato in Italia) e mi chiede di poter fare una doccia e magari mangiare qualcosa, sono due giorni che non tocca cibo.
Poi mi porge un regalo, una treccia di lana sottile, lunga qualche metro, di una lana colorata ma di vari colori indefinibili, lana sporca e consumata, che sembra stata alle intemperie e che il suo cane deve aver masticato in alcuni punti. Insomma una cosa un po' sgradevole a vedersi. "Ogni giorno mentre ero in viaggio intrecciavo un po' i fili. Ora che sono tornato ti ho portato questi fili intrecciati, sono stati il mio viaggio, il mio pensiero per te, la mia preghiera. Così ti ricorderai sempre di me." Dice questo ridendo, come quando mi ha chiesto, il primo giorno che ci siamo conosciuti, "il tuo nome me lo regali?".
"Perchè me lo regali, dove stai andando? Non ti rivedrò più?" chiedo preoccupata. "Mi rivedrai ogni volta che vorrai." Sorride. Chissà che vuol dire...
